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Ci sono due misure che non tornano, e sono tutte e due tue.
Una è il numero sulla bilancia, fermo da mesi. L’altra sono i pantaloni, che a marzo si chiudevano e adesso no.
Se almeno la bilancia segnasse quattro chili in più, avresti una spiegazione da dare a te stessa. Invece niente.
E ti ripeti sempre la stessa frase: io mangio come prima, anzi meno.
Ti credo. Il fatto è che “come prima” non vuol più dire la stessa cosa.
Il metabolismo non si è spento a quarant’anni
Cominciamo da quello che ti hanno detto tutti. Dopo i quaranta il metabolismo rallenta, rassegnati.
Nel 2021 hanno misurato quanta energia consumiamo, su seimila persone, dai neonati agli anziani. Fra i venti e i sessanta resta stabile. Il crollo dei quaranta, lì dentro, non si vede (1).
Ti dico anche cosa quel lavoro non dice, perché è quello che citano peggio di tutti: sulla menopausa non ha guardato niente, e mette insieme uomini e donne di ventinove paesi.
Quindi non è una promessa sulla tua menopausa. È solo il compleanno che esce dalla lista degli imputati.
Allora perché ingrassi lo stesso
Il motore gira. È la macchina intorno che si è modificata.
Due cose si muovono in silenzio in questi anni, e nessuna delle due ti manda un avviso.
La prima. Il muscolo cala poco per volta, anche se ti muovi, e più in fretta se nessuno gli chiede niente (2). E quando cala, se ne va anche una fetta di consumo che prima ti arrivava senza fare nulla (3).
La seconda. Il grasso totale sale con l’età, e succede anche agli uomini. Quello che è tipico della transizione verso la menopausa è dove si sposta: proporzionalmente meno su fianchi e cosce, più al centro. Lo studio che ha seguito nel tempo più di mille donne ha visto il corpo cambiare proprio nella finestra intorno all’ultima mestruazione (4).
Ecco perché la bilancia sta ferma e i pantaloni no.
E se invece la bilancia è salita per davvero? Capita spesso, e il più delle volte è la stessa storia. Anche in quel caso allo specchio vedi più di quanto due o tre chili giustifichino, perché intanto è cambiato pure dove il grasso va a finire.
Il corpo non fa la somma, legge i segnali
Il tuo corpo non tira le somme a fine giornata come un contabile. Lavora su informazioni.
Quanto hai dormito. Cosa è arrivato a colazione. Quante ore sono passate fra un pasto e l’altro. Che giornata hai avuto.
Un esempio, così ci capiamo. Due mercoledì con le stesse identiche calorie. Nel primo hai dormito sei ore e hai pranzato in piedi in dieci minuti. Nel secondo hai dormito otto ore e ti sei seduta.
Sul foglio quei due giorni sono uguali. Il tuo corpo li ha letti come due giornate diverse, e alle cinque del pomeriggio te ne sei accorta.
Sono gli stessi segnali di quando ne avevi trenta. Solo che la struttura che li riceve è cambiata, e adesso li legge in modo più severo.
Ed è per questo che la reazione istintiva, stringere ancora un po’, di solito peggiora le cose invece di risolverle. Ne abbiamo parlato quando abbiamo visto cosa fa il corpo se tagli troppo.
Una domanda sola, ogni sera
Se il corpo lavora sui segnali, la prima mossa non è cambiare la spesa. È smettere di combattere alla cieca.
Finché non sai a che ora la tua giornata si rompe, l’unica arma che ti resta è la forza di volontà. E quella perde sempre.
Quindi ti chiedo una cosa sola, e non tocchi niente di quello che mangi.
Ogni sera segnati l’ora in cui è arrivata la prima fame vera. Quella che ti fa alzare, non quella che ti fa pensare al cibo.
Un numero. Dieci secondi. Dove ti viene comodo, il telefono o il foglietto sul frigo.
Perché proprio quella e non il peso? Perché l’ora della fame è la prima cosa che si muove quando nella giornata qualcosa non ha funzionato: un pranzo troppo leggero, una notte corta, una riunione tirata fino alle tre. Il peso te lo racconta mesi dopo. La fame te lo racconta la sera stessa.
Dopo qualche giorno hai davanti agli occhi qualcosa di tuo invece di un’impressione. Magari le ore si somigliano tutte, magari no. In tutti e due i casi hai imparato una cosa che prima non sapevi.
Quello che non vedrai è la bilancia diversa. Il corpo lavora per accumulo, e i suoi tempi non li accorcia nessuno.
Io ti spiego come funziona. Diagnosi e terapie sono del medico, non mie. Il piatto, il peso, il muscolo e l’energia sono il mio campo, e su quelli si lavora insieme.
Il più delle volte non stai ingrassando perché sei invecchiata, e nemmeno perché hai mollato. È il corpo che legge in modo diverso le stesse cose che gli mandi.
Fonti
- (1) Pontzer H. et al. Daily energy expenditure through the human life course. Science, 2021. (6.421 persone da 8 giorni a 95 anni, 29 paesi, entrambi i sessi, metodo dell’acqua doppiamente marcata. Il dispendio risulta stabile fra i 20 e i 60 anni a parità di corporatura. Lo studio non contiene alcuna analisi sulla menopausa.)
- (2) Wolfe R.R. The underappreciated role of muscle in health and disease. The American Journal of Clinical Nutrition, 2006. (Rassegna narrativa.) Per l’entità del calo nelle donne dopo i 40, stimato fra lo 0,37 e lo 0,70 per cento l’anno ed effetto dell’età più che della menopausa, si veda anche Mitchell W.K. et al., Sarcopenia, dynapenia, and the impact of advancing age on human skeletal muscle size and strength: a quantitative review. Frontiers in Physiology, 2012.
- (3) St-Onge M.P., Gallagher D. Body composition changes with aging: the cause or the result of alterations in metabolic rate and macronutrient oxidation? Nutrition, 2010. (Rassegna narrativa.)
- (4) Sulla distribuzione del grasso nella transizione: Lovejoy J.C. et al. Increased visceral fat and decreased energy expenditure during the menopausal transition. International Journal of Obesity, 2008. Sulla finestra temporale e sui cambiamenti di composizione: Greendale G.A. et al. Changes in body composition and weight during the menopause transition. JCI Insight, 2019. (1.246 donne seguite nel tempo; finestra da 2 anni prima a circa 1,5 anni dopo l’ultima mestruazione; età media 52,2 anni. Lo studio misura le traiettorie di massa grassa e magra, non la distribuzione viscerale, e non ha misurato ormoni né introito alimentare.)

