Tempo di lettura: 5 min
Sei arrivata in visita con una lista in testa, e sei uscita con “è normale alla sua età”.
Poi ne hai parlato con qualcun altro, e ti ha risposto che quella cosa lì non è il suo campo. Senza però dirti di chi fosse.
È così che si perdono i mesi. Non perché nessuno voglia aiutarti, ma perché il confine, in questo mestiere, quasi nessuno lo scrive.
E tenerlo sul vago conviene: se non dici mai dove finisci, sembra che tu arrivi ovunque.
Io preferisco scriverlo. Anche perché sapere a chi chiedere è la prima cosa che ti fa risparmiare tempo.
Quello che ti spiego, senza limiti di argomento
Su cosa succede, non ci sono argomenti che non tocco.
Gli ormoni, le vampate, cosa succede all’osso quando gli estrogeni scendono, perché il grasso si sposta verso il centro e perché la forza cede prima della quantità di muscolo. Capire il meccanismo di quello che ti sta capitando è divulgazione, ed è esattamente il mio mestiere.
C’è una cosa che vale la pena tu sappia, per esempio, e che quasi nessuno racconta: si può essere dentro la transizione da anni pur avendo ancora il ciclo tutti i mesi. La stadiazione che usano i medici guarda quanto variano le tue durate, non se il ciclo c’è (1). È il motivo per cui tante donne si sentono dire che non è ancora successo niente.
Spiegarti questo è utile e legittimo. Dirti in che fase sei tu, no: quello lo può fare solo il medico che ti segue.
Quello su cui lavoro, e di cui rispondo
Peso, muscolo, energia, cibo, recupero e intestino.
Qui non mi fermo alla spiegazione. Qui do strumenti, dico cosa fare, e ne rispondo.
È una fetta precisa e non è piccola, perché è dove si concentra quasi tutto quello che ti fa arrabbiare ogni giorno: la bilancia ferma con i pantaloni che non chiudono, la fame delle nove, la stanchezza del pomeriggio, la forza che se ne va prima di quanto vedi allo specchio.
Io ti spiego come funziona. Diagnosi e terapie sono del medico, non mie. Il peso è il mio campo, e su quello si lavora insieme.
Quello che non faccio mai
Diagnosi, prescrizioni, terapie, valutazioni del tuo caso personale. Nemmeno in privato, nemmeno se me lo chiedi.
La ragione non è burocratica, è pratica: un parere dato senza vederti e senza i tuoi esami vale meno di niente, e ti fa perdere il tempo che stavi cercando di guadagnare.
Sulla terapia ormonale, in particolare, non prendo posizione. Non ti dirò né di farla né di evitarla. È una conversazione da fare con chi ti ha in cura, che conosce la tua storia e i tuoi rischi, e la trovi fra le domande da portare in visita qui sotto.
So che detta così può suonare come un tirarsi indietro. È il contrario, ed è anche la ragione per cui puoi fidarti di quello che invece ti dico. Chi risponde su tutto, di solito, di niente risponde davvero: e quando qualcosa va storto non c’è nessuno che se ne prende carico.
E le vampate?
Le vampate col cibo non si risolvono. Non ho una dieta che le toglie, e chi te la vende ti sta vendendo qualcosa.
Quello che il cibo può fare è più piccolo e più onesto. Alcune donne notano che certi fattori le fanno partire più facilmente, il caffè la sera, l’alcol, un piatto molto piccante. Se ti riconosci, ridurli ti fa stare meglio. Resta una gestione personale, non una terapia, e su un’altra donna può non valere niente.
Poi c’è la parte che invece mi riguarda eccome, ed è quella che nessuno collega. Se le notti si spezzano, la giornata dopo parte in debito, e su quella giornata si lavora. Ne abbiamo parlato quando abbiamo visto come si distingue una stanchezza che è del piatto da una che è del medico.
Perché questo confine ti conviene
Perché una parte di quello che vivi ha una finestra, e le finestre si chiudono.
Attorno all’ultimo ciclo, per esempio, il quadro dei grassi nel sangue fa un salto, mentre altre voci sembrano seguire più l’anagrafe (2). È il motivo per cui la transizione viene descritta come una finestra utile per la prevenzione (3), e per cui certe domande conviene farle adesso invece che fra cinque anni.
Se non sai a chi appartiene una cosa, quella cosa resta ferma. E il calendario, quello, non aspetta.
Quello che non vedrai in sette giorni
Una risposta sul tuo caso.
Non da me, e non da nessun articolo. Quello che puoi avere in una settimana è un’altra cosa, ed è più utile di quanto sembri: la mappa di chi fa cosa, così smetti di girare.
Cosa fai, e cosa osservi
Cosa fai. Prendi un foglio e prepara la prossima visita. Tre righe: da quanto tempo noti il cambiamento, come è cambiato il ciclo negli ultimi dodici mesi, farmaci e integratori che prendi.
Poi scrivi due domande, non dieci. Una sulla fase in cui ti collocherebbe. Una su quali controlli abbia senso fare adesso, viste la tua storia e la tua famiglia.
Cosa osservi. Nella settimana che precede la visita, segna accanto a ogni sintomo se si muove insieme alla tua giornata oppure no.
La fame che cambia se il pranzo è stato vero si muove con la giornata. Una vampata che arriva alle tre di notte, no.
È una distinzione grezza e non è una diagnosi. Ma ti dice quale metà della tua lista portare a me, e quale metà portare in visita. Ed è già più di quello che avevi quando sei uscita da quello studio con “è normale alla sua età”.
Cosa si porta al medico, senza aspettare
Chiama il tuo medico, senza rimandare, se torna un sanguinamento dopo dodici mesi senza ciclo, se il flusso diventa insolitamente abbondante o lungo, o se compare un mal di testa diverso da qualunque altro.
Se arrivano all’improvviso dolore al petto o difficoltà a respirare, non si chiama uno studio: si chiama il 112.
Per tutto il resto, la cosa più utile è arrivare in visita preparata. Una visita preparata rende molto di più, e dura lo stesso.
Fonti
(1) Harlow S.D. et al. Executive summary of the Stages of Reproductive Aging Workshop +10. Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, 2012. (Stadiazione internazionale della transizione: la prima fase si riconosce da variazioni persistenti della durata dei cicli di sette giorni o più, la seconda da assenze di due mesi o più.)
(2) Matthews K.A. et al. Are changes in cardiovascular disease risk factors in midlife women due to chronological aging or to the menopausal transition? Journal of the American College of Cardiology, 2009. (Il quadro lipidico mostra un cambiamento concentrato attorno all’ultima mestruazione, mentre glicemia, insulina e pressione risultano associate più all’età. Su questo punto la letteratura non è concorde.)
(3) El Khoudary S.R. et al. Menopause transition and cardiovascular disease risk: implications for timing of early prevention. Circulation, American Heart Association, 2020. (Documento di posizione: la transizione viene descritta come una finestra utile per la prevenzione cardiovascolare.)
(4) Lovejoy J.C. et al. Increased visceral fat and decreased energy expenditure during the menopausal transition. International Journal of Obesity, 2008. (Distinzione fra effetti dell’età ed effetti della menopausa sulla distribuzione del grasso.)

